SABATO 24 e DOMENICA 25 gennaio 2015

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PORTE APERTE A.F. 2014/2015

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16 DICEMBRE 2014 ALLE 18.00
  13 GENNAIO 2015 ALLE 18.00
Il futuro è nelle tue mani...

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16 DICEMBRE 2014 ALLE 18.00

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I prodotti del mese

I prodotti del mese

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IL RADICCHIO DI TREVISO - IGP

Il radicchio rosso di Treviso è, presente fin dalla notte dei tempi, come cicoria selvatica, ma sono stati i continui cambiamenti apportati per conservarlo meglio, per innesti o anche per variazioni fatte in modo inconscio che lo hanno fatto diventare il pregiato e famoso radicchio rosso di Treviso che è oggi, il quale proprio nelle terre trevigiane ha trovato letteralmente l’”humus” adatto alla sua perfetta riuscita.

Premio San Martino 2012

Valutazione attuale:  / 9

In occasione della vincita del primo premio

"5° Concorso Gastronomico Premio San Martino - Challenge 2012"

pubblichiamo i  prodotti del mese

 

Il radicchio rosso di Treviso I.G.P.

L'origine della coltivazione di questo ortaggio è da ricondurre al territorio di Treviso, intorno alla metà del XVI secolo, ma è solo nel 1900 che il radicchio ottiene un riconoscimento ufficiale come prodotto pregiato e come simbolo di Treviso.

Questo territorio promuove le specificità gastronomiche di alta qualità mettendo l’accento sui prodotti certificati a km zero valorizzando le tradizioni locali orientate al mangiare sano e naturale.

Dal 1996 la coltivazione è tutelata a livello comunitario con il marchio I.G.P., Identificazione Geografica Protetta, prestigioso riconoscimento di produzione di alta qualità.

Terra e acqua  è il dittico essenziale che trasforma questo ortaggio nel “Signor” Radicchio Rosso di Treviso.

La particolarità della terra e il sapiente lavoro di una civiltà umana che la lavora rendono possibile la produzione di questo prezioso prodotto; tuttavia è l’acqua di risorgiva l’elemento fondamentale che rende il cuore del radicchio dolce e croccante.

Quest’acqua pura sgorga da un profondo terreno argilloso  trasformando la zona  in un perfetto habitat idrogeologico per la crescita del radicchio, permettendo all'ortaggio di divenire un prodotto di alta qualità.

Dopo la raccolta, quindi, i cespi sono sottoposti all’azione di imbianchimento attraverso l’immersione nell’acqua di risorgiva idonea a sviluppare queste produzioni.

Trascorse alcune settimane producono un nuovo cespo di foglie lunghe e candide, con una sfumatura di rosso in punta.

L’aspetto è migliorato, così anche il gusto: il radicchio è diventato polposo, croccante e delicato.

Il radicchio rosso di Treviso è apprezzato molto in cucina e numerose sono le ricette che ne esaltano il sapore, inoltre, grazie alle sue proprietà curative, questo ortaggio viene utilizzato per produrre decotti digestivi e depurativi per il benessere dell’organismo.


LA PATATA AMERICANA DI ZERO BRANCO

La patata americana, nota anche come patata dolce  è una pianta erbacea, originaria dell’America centrale.

In Europa fu introdotta nel 1500 dopo la scoperta, da parte di Cristoforo Colombo, del nuovo continente.

Nel Veneto la coltivazione di questo tubero si è sviluppata nel territorio di Zero Branco soprattutto a partire dal dopoguerra.

La patata dolce prodotta in queste zone, è di tipo allungato, caratterizzata da una particolare colorazione bianca, con polpa molto pastosa e farinosa, molto dolce al palato grazie alla particolare dotazione di zuccheri.

Dal trapianto delle piantine alla raccolta, il lavoro viene svolto a mano a cura dell'agricoltore al quale è anche affidata la selezione del prodotto in senso qualitativo.

Il prodotto risulta essere altamente biologico, poiché non vengono utilizzati antiparassitari durante la coltivazione. In seguito alla raccolta viene avviato immediatamente alla commercializzazione.

La patata dolce è un alimento altamente energetico, infatti dalla sua analisi risulta essere un alimento prettamente basico, quindi alcalino ed energetico per i suoi zuccheri.

Questo alimento ha un grande valore energetico, discretamente plastico, ricostituente, depurante, diuretico e disinfiammante.


LA ZUCCA MARINA DI CHIOGGIA

 

Secondo alcuni storici la zucca e gli zucchini sono originari dell’America tropicale dove erano coltivati qualche millennio avanti Cristo, e, solo dopo la scoperta del Nuovo Mondo giungono in Europa.

Tuttavia,  i romani conoscevano già una “cucurbita” dalla forma a fiasco e usata vuota come contenitore.

 

Questo prodotto preferisce un clima caldo pertanto il territorio di Venezia diventa luogo di insediamento originario per la successiva diffusione del prodotto nell’Europa continentale. La zona tipica di produzione di questa varietà di zucca coincide con il comune di Chioggia, infatti questa tipologia di zucca si è diffusa nel tempo in tutto il Veneto, grazie alle ottime caratteristiche gustative, tra l’altro particolarmente esaltate nei terreni litoranei ricchi di salsedine.

L’influenza del mare sul clima di Chioggia e dintorni ha certamente contribuito al diffondersi di questa cucurbitacea.

La “Marina” è, nel Veneto, la più classica e conosciuta tra le zucche, ed è apprezzata per le impareggiabili caratteristiche organolettiche.  Il consumo di questo ortaggio è molto legato alle tradizioni locali e particolari sono gli utilizzi gastronomici.

Di facilissima e immediata riconoscibilità per la forma particolare rotondeggiante, a volte simile a un turbante, buccia di colore dal verde al grigio, marcatamente schiacciata ai poli, costoluta e irregolare con ampio e caratteristico “ombelico” a sostituire la cicatrice stilare, peduncolo grosso, molto sviluppato e tendenzialmente lungo. La zucca é rinfrescante e sedativa. Abbondante di vitamina A e con discrete quantità di vitamine B e C, sali minerali e pectine. Facilmente digeribile, é particolarmente adatta in diete ipocaloriche e per i diabetici. Indicata anche per astenie, infiammazioni urinarie, enterocoliti, insufficienza renale. Ha proprietà diuretiche, disintossicanti e lassative. Grazie alla particolarità della polpa di colore giallo arancio, spessa, dolce, turgida, farinosa e priva di fibrosità la Zucca Marina é particolarmente indicata per la preparazione dei raffinati "gnocchi di zucca". 


FUNGHI COLTIVATI DEL MONTELLO

 Il Montello è la patria dei funghi spontanei, grande attrazione gastronomica. I funghi, altresì, diventano nella stagione autunnale ed invernale pietanza principale di tutti i ristoranti cosparsi nel territorio.

Nei boschi misti e nelle radure è facile trovare diverse varietà, tra i più conosciuti i fungo chiodino, il prataiolo, il gallinaccio, il pioppino, il porcino, la spugnola comune e molti altri. Nel territorio del Montello vengono principalmente coltivate tre specie: il famoso Champignon, la sbrisa e il piopparello.

La Provincia di Treviso è il  territorio interessato alla produzione con particolare concentrazione nei Comuni di Paese, Trevignano, Carbonera, Vedelago, Pederobba.

L’avvio della coltivazione nel territorio avvenne negli anni ‘60, ad opera di alcuni imprenditori che operavano nelle zone del Montello, a Venegazzù e a Paese.

Sono tre le tipologie di funghi coltivati nella provincia di Treviso:

-         Prataiolo o Champignon (Psalliota campestris), caratterizzato da cappello bianco e globoso, convesso, con base allargata e diametro medio 8-10 cm. Le lamelle poste sotto il cappello sono di color rosa o brunastro. Il gambo è tozzo e bianco e la carne, soda, ha gusto gradevole.

-         Preuroto o Gelone o Orecchione o Sbrisa ( Pleurotus ostreatus), caratterizzato da cappello di color camoscio-bruno a forma di ventaglio con lamelle color biancocrema. Il gambo, posto lateralmente e inserito nel tronco della pianta che lo ospita, è di forma corta e robusta. La carne, bianca e soda, possiede gusto gradevole.

-         Piopparello (Pholiota aegerita), caratterizzato da cappello marrone chiaro o scuro, di diametro fino a 10 cm, convesso o piano. Il gambo è cilindrico, leggermente affusolato alla base, di color bianco brunastro. La carne è biancastra o bruna, molto soda con odore e gusto gradevole.

 

Il processo di produzione attraversa diverse fasi: inizialmente il micelio viene prodotto in laboratorio e poi inoculato su substrato alimentare come paglia di grano e riso, segatura, crusche e simili (nel caso degli champignon si usa sterco di cavallo arricchito di azoto), con l’aggiunta di pollina, solfato ammonico e farina di soia tostata. L’inoculazione è preceduta da una fase di condizionamento del substrato, necessaria per eliminare microrganismi nocivi e da una pastorizzazione a 60° C. Il processo produttivo, che avviene sotto tunnel dotati di controllo integrale delle condizioni di temperatura e umidità, prevede la forzatura delle temperature e dell’umidità e l’immissione di ossigeno. Il prodotto che viene raccolto viene selezionato e inviato al confezionamento per la vendita al fresco o all’industria.

 

Il prodotto è reperibile durante tutto l’anno presso la piccola e media distribuzione in quasi tutto il territorio regionale. I funghi coltivati si prestano bene per svariati utilizzi culinari.




   
   
   
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